Facebook non sembra comprendere il concetto di privacy: i dati personali sono condivisi con i gestori telefonici

Facebook non sembra comprendere il concetto di privacy: i dati personali sono condivisi con i gestori telefonici
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A quanto pare il concetto di privacy è difficile da comprendere per Facebook, che dopo i tanti casi clamorosi, primo fra tutti quello di Cambridge Analytica, sembra non aver imparato la lezione. O forse spera di non farsi scoprire.

Secondo quanto ha riportato ieri The Intercept la compagnia di Mark Zuckerberg utilizzerebbe i dati degli utenti, incluse località, interessi e gruppi social, per corteggiare operatori telefonici e produttori di smartphone, almeno 50 compagnie in 50 diversi Paesi.

I dati sono stati estratti dagli smartphone degli utenti da Facebook stessa e oltre ai dati citati in precedenza includono informazioni tecniche sui dispositivi utilizzati. Anche Instagram e Messenger sono utilizzati come fonte per raccogliere i dati.

Secondo quanto suggeriscono alcuni esperti, Facebook starebbe addirittura suggerendo un utilizzo illegale dei dati raccolti, allo scopo di selezionare gli utenti in base alla potenziale solvibilità creditizia. Si tratta di una pratica illegale, visto che la valutazione del credito è regolata da leggi federali. La società nega di aver utilizzato il materiale per una profilazione di questo tipo, ma il materiale raccolto racconta una storia diversa.

Alla base di tutto c’è il programma Actionable Insights il cui scopo, all’apparenza, è quello di risolvere i problemi di connettività cellulare in tutto il mondo, ma che in realtà aiuta gli inserzionisti prescelti a scegliere come usare i dati personali degli utenti per fornire annunci pubblicitari cuciti su misura.

I servizi sarebbero stati offerti in maniera gratuita, secondo quanto afferma una fonte interna che ha voluto mantenere l’anonimato, per invogliare i partner ad acquistare una maggiore quantità di inserzioni pubblicitarie. Certo, Facebook può affermare che non sta vendendo le informazioni degli utenti, ma è indubbio che questa transazione porti un grosso flusso di denaro nelle sue casse.

I dati acquisiti da Facebook provengono anche dai telefoni cellulari dei minori fino a 13 anni e riescono a ottenere informazioni anche sugli amici con cui ci sono interessi in comune. Nonostante il social network affermi che i dati sono aggregati e resi anonimi, studi accademici hanno mostrato come sia semplice contestualizzare le informazioni raccolte abbinandole alle persone reali.

Facebook non nega che i dati vengano raccolti, affermando che si tratta di dati che vengono normalmente acquisiti. Quello che fa Actionable Insights è semplicemente aggregarli e proporli in un modo più utile per produttori e operatori telefonici.

Non finiscono qui i problemi di Facebook, che a quanto pare non concede a tutti gli utenti la possibilità di uscire dal programma di riconoscimento del volto. Lo afferma Consumer Reports secondo cui ci sono ancora utenti che, a 18 mesi dal lancio della funzione, non possono in alcuni modo scegliere di uscire completamente dal sistema di riconoscimento del volto.

Un piccolo test, condotto su 31 utenti provenienti da tutti gli Stati Uniti, ha mostrato che un quarto di essi non dispone ancora, nelle Impostazioni, dell’opzione per effettuare il cosiddetto opt-out. Ricordiamo che la funzione è utilizzata per aiutare gli utenti a inserire i tag nelle immagini, suggerendo il possibile nome degli amici presenti.

Consumer Reports ha inviato una segnalazione alla Federal Trade Commission, che sta già indagando su Facebook e sulle tante violazioni alla privacy delle quali è accusata.

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