La Germania vieta a Facebook di combinare i dati utente di Instagram e WhatsApp

La Germania vieta a Facebook di combinare i dati utente di Instagram e WhatsApp
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Come tutti ormai sospettavano da tempo, WhatsApp e Instragram, dopo l’acquisizione da parte di Facebook, non sono più due entità separate ed infatti l’azienda combina i dati utente delle due applicazioni così da renderli ancora più appetibili agli occhi dei fornitori di pubblicità. Il Bundeskartellamt, l’organo ministeriale che fa da garante per la concorrenza sul mercato tedesco, ha appena ordinato a Facebook di interrompere ogni genere di combinazione dei dati raccolti.

L’azienda statunitense ha un mese per fare appello alla decisione presa in seguito a ben 3 anni di investigazioni, dopodiché dovrà rassicurare sulla “non combinazione” dei dati senza il consenso degli utenti per i 4 mesi successivi. I dati in questione non riguardano solamente WhatsApp ed Instagram, ma anche tutte le altre fonti di terze parti utilizzate da Facebook.

Questa decisione, nonostante sia limitata alla Germania, probabilmente influenzerà anche gli organi regolatori di altri stati dell’UE, spronandoli ad agire nello stesso modo. Facebook sul proprio blog ha comunicato il proprio disaccordo con il Bundeskartellamt, il quale però difende la propria decisione sottolineando come questa sia proprio nelle sue competenze, ritenendo il controllo di Facebook sui vari social media indicativo di un processo di monopolizzazione: gli utenti dediti ai social infatti non hanno sostanzialmente alternative verso cui migrare se in disaccordo con le politiche sull’utilizzo dei dati delle piattaforme digitali dell’azienda statunitense.

Sintomo di questa natura monopolistica è anche il tracciamento degli utenti al di fuori delle piattaforme principali, Facebook, Whatsapp ed Instagram: il pulsante “Like” e “Facebook Pixel” consentono infatti all’azienda di collezionare dati riguardanti l’attività utente sul web. Chiaro è il risultato della combinazione di tutti questi dati e della loro vendita indiscriminata.

Fonte: Theverge
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