Alcune applicazioni utili a bloccare le chiamate spam, anche famose, sono state analizzate dal ricercatore di sicurezza Dan Hastings, di NCC Group, e ciò che ha scoperto non è molto incoraggiante: sembra che queste violino in certi casi la privacy degli utenti, arrivando anche a inoltrare dati sensibili a terze parti senza autorizzazione.

L’analisi riguarda alcune app e servizi presenti sull’App Store di Apple, ma può essere allargata a livello generale. Tra le app prese in esame troviamo TrapCall, Truecaller e Hiya, due delle quali disponibili anche per Android in Italia (TrapCall è solo negli USA).

Secondo quanto riportato da Hastings, TrapCall invierebbe i numeri di telefono a una ditta di analisi (AppsFlyer) senza informare gli utenti, né sull’app né nella policy. Truecaller e Hiya invece rileverebbero alcuni dati dei dispositivi, come marca, modello e versione software, ancora prima che l’utente abbia la possibilità di visionare e accettare la policy sulla privacy.

Dopo essere stata contattata da Apple stessa (criticata dal ricercatore perché non controllerebbe le policy sulla privacy), TrapCall ha aggiornato le proprie policy. Truecaller ha confermato l’invio di questi dati, ma ha fatto sapere tramite un portavoce che si è trattato solo di una questione temporanea, ora risolta. Hiya ha infine dichiarato che in ogni caso non è mai stato diffuso alcun dato personale e di essere al lavoro per rafforzare ulteriormente la privacy degli utenti.

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