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Google pubblica il “bad ads” report del 2017 ed evidenzia tutti i progressi compiuti

Nella giornata di oggi Google ha pubblicato l’ultimo “bad ads” report annuale, nell’ambito del quale vengono evidenziati i progressi compiuti ed i risultati conseguiti nel corso del 2017 nel contrastare il flagello delle fake news, degli annunci ingannevoli e di tutti i contenuti dannosi diffusi attraverso le piattaforme del colosso di Mountain View.

Google, dall’alto della sua posizione di motore di ricerca più importante al mondo e di colosso nel campo della pubblicità digitale, ha anche delle importanti responsabilità: deve rendere conto di quando informazioni ingannevoli o notizie false vengano diffuse sfruttando le sue piattaforme, sia attraverso gli ads che attraverso contenuti che generano denaro proprio per via dell’inserimento di annunci pubblicitari. In tempi piuttosto recenti, Big G ha portato avanti un duro lavoro, una sorta di missione finalizzata a garantire il corretto funzionamento di tutto ciò e lo ha fatto cercando di eliminare tutto ciò che avrebbe potuto essere in qualche modo dannoso, che si trattasse di siti web pieni di malware, pubblicità ingannevoli per “diventare ricchi all’instante” (cosiddetti “get-rich-quick schemes), contenuti offensivi o fake news.

Nel complesso il 2017 sembra essere stato un anno davvero molto impegnativo, dal momento che Google ha rivelato ed eliminato il maggior numero di contenuti dannosi di sempre. Questo risultato, secondo quanto riportato, si basa su nuove tecniche di rilevamento e su un più ampio set di linee guida per distinguere cosa è consentito e cosa invece no. La parola chiave in tutto questo è “Wider”: nel 2017 Google ha introdotto ben 28 nuove policies che si rivolgono agli inserzionisti ed ulteriori 20 dedicate agli autori di contenuti, nel tentativo di tenere maggiormente d’occhio e offrire maggiori garanzie sui contenuti che vengono diffusi tramite i suoi servizi.

Procediamo quindi con l’analisi dei dati condivisi da Google nel “bad ads” report del 2017:

  • Lo scorso anno Google ha rimosso 3,2 miliardi di annunci che violavano le sue politiche relative a contenuti nocivi, ingannevoli o offensivi. Numeri impressionanti, che doppiano quasi quelli dell’anno precedente, nel 2016 infatti si era arrivati a 1,7 miliardi. Come se non bastasse, Google ha anche bloccato ben 320.000 publishers dalla sua rete pubblicitaria (solo un anno fa i siti bloccati erano stati 100.ooo); accanto a questi, sono stati inoltre bloccati anche ben 90.ooo siti web e addirittura 700.000 app mobile, tutti per violazione delle suddette politiche relative ai contenuti.
  • Nell’ultimo anno Big G ha poi introdotto “page-level enforcement“, si tratta si un sistema per la valutazione dei contenuti non solo su un intero sito, ma anche a livello di pagine specifiche all’interno dello stesso, al fine di rimuovere gli ads da tutte le pagine con contenuti in violazione delle policies. Grazie a questo nuovi sistema, oltre 2 milioni di pagine al mese hanno perso i Google ads (e le conseguenti entrate).
  • Google, nell’ambito del report, ha anche messo in evidenza i risultati relativi a specifiche categorie di violazioni. Più di 12.000 siti web sono stati bloccati per essersi appropriati di contenuti di altri siti e 7.000 account AdWords sono stati sospesi per “tabloid cloaking“, ovvero per aver presentato siti web come “news organization” quando invece non lo erano.
  • Google ha anche rimosso 130 milioni di annunci per abusi vari, 79 milioni di ads perché rimandavano a siti con malware, 400.000 siti contenenti malware, 66 milioni di ads “trick to click” e 48 milioni di annunci che ingannavano l’utente facendogli scaricare software indesiderato.
  • Google sta compiendo uno sforzo ulteriore contro annunci per indurre in errore circa persone o prodotti.
  • Nel novembre 2017 Google ha ampliato ed aggiornato la lista di ciò che viene classificato come “contenuto ingannevole“, vagliando 11.000 siti web e bloccando 650 siti e 90 publishers.

Se per un verso questi risultati sono significativi, manca tuttavia la possibilità di stabilire in che proporzione si pongano rispetto ai numeri complessivi di pagine, siti ed app sulle quali opera Google ads. Il business di Google continua a crescere e conseguentemente aumenta anche il numero di app e siti, ciò vuol dire che a dispetto del numero complessivo di contenuti identificati e rimossi o bloccati, la percentuale che questi rappresentano potrebbe non essere tanto diversa di anno in anno. Per quel che ne sappiamo, la percentuale di “bad ads” scovati potrebbe persino essere diminuita.

Nonostante questo, Google ha in effetti bisogno di continuare a progredire su questa strada, non solo perché è la cosa giusta da fare, ma anche perché sarebbe dannoso per il suo business non farlo: in mancanza di garanzie di qualità, gli utenti potrebbero tranquillamente cercare delle alternative altrove.

A questo proposito Scott Spencer, Director of Sustainable Ads di Google, ha dichiarato in un post “In order for this ads-supported, free web to work, it needs to be a safe and effective place to learn, create and advertise. Unfortunately, this isn’t always the case. Whether it’s a one-off accident or a coordinated action by scammers trying to make money, a negative experience hurts the entire ecosystem.”

La pubblicazione del “bad ads” report fa seguito all’iniziativa da parte di Google, annunciata a febbraio, per rimuovere il più possibile contenuti dannosi da YouTube.

Questa settimana Google ha iniziato a proporre un ulteriore mossa in quella direzione: affiancare informazioni alternative provenienti da Wikipedia a video contenti teorie di cospirazioni (anche se non è chiaro come questi verranno individuati).

Lo stesso Spencer ha dichiarato che quest’anno Google introdurrà “several policies to address ads in unregulated or speculative financial products like binary options, cryptocurrency, foreign exchange markets and contracts for difference (or CFDs).”

Google sta dedicando anche maggiore attenzione al fenomeno del gioco d’azzardo, alla collaborazione con organizzazioni legittime che siano impegnate su tematiche delicate come le dipendenze ed altri problemi.

Fonte: Techcrunch

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