Cosa si intende per stabilizzazione dell’immagine? Una domanda legittima e quantomai attuale con gli smartphone che, giorno dopo giorno, pensionano sempre più le specializzate del settore, le fotocamere. Se di diritto o meno dipende dai casi, ma è necessario soffermarsi un attimo su uno dei punti nodali della questione: la stabilizzazione dell’immagine, che nella fotografia su smartphone gioca un ruolo preponderante.

Arcano per molti, logico per altri (pochi), parliamo di un concetto che vale la pena prendere in considerazione perché fondamentale nella resa qualitativa di una fotocamera o videocamera che sia, negli scatti e nelle riprese con luce solare in abbondanza, ma soprattutto quando l’illuminazione comincia a scarseggiare.

Al giorno d’oggi, pressoché tutti gli smartphone sul mercato sono dotati di uno dei sistemi di stabilizzazione. Il fatto è che di soluzioni disponibili, come saprete, ce ne sono di vari tipi. Perciò, suddividendo il discorso in tronconi principali, esaminiamo le tre specie disponibili sul mercato: la stabilizzazione dell’immagine ottica (OIS), elettronica (EIS) e ibrida (HIS).

Cos’è e come funziona la stabilizzazione ottica (OIS)

La stabilizzazione ottica, che spesso leggiamo abbreviata come OIS (acronimo di Optical Image Stabilization), è una soluzione hardware che si avvale di un giroscopio con un sistema microelettromeccanico (MEMS) utile a controbilanciare i movimenti del sensore fotografico.

Parliamo perciò di un vero e proprio componente aggiuntivo della fotocamera di uno smartphone, che difficilmente troviamo su dispositivi di fascia economica per ragioni legate ai costi necessari per l’implementazione. Una soluzione qualitativamente buona non è certo economica, ragion per cui i componenti OIS, specie quelli di un certo livello, li troviamo sugli smartphone più costosi e di fascia elevata.

Dalla sua, la stabilizzazione ottica non richiede tuttavia alcun ritaglio dell’immagine (crop) e nessuna distorsione o effetto gelatinoso alle riprese video perché, di fatto, fa leva su minimi spostamenti fisici atti a eliminare/ridurre il mosso alle immagini e alle riprese. Insomma, la stabilizzazione ottica rende il modulo fotocamera dinamico.

I principali vantaggi di un sistema OIS li ritroviamo in condizioni di scarsa illuminazione dove l’otturatore della fotocamera necessita di tempi più lunghi, nei video, che sono di fatto naturali, e, in generale, in una riduzione efficace dei tremolii da cui ne conseguono foto più nitide, specie con i teleobiettivi, dove per ovvi motivi le oscillazioni hanno un impatto importante in entrambi i contesti.

fotocamera Xiaomi Mi Note 10

Cos’è e come funziona la stabilizzazione elettronica (EIS)

Nota come EIS, acronimo di Electronic Image Stabilization, la stabilizzazione elettronica è l’alternativa software al lavoro della componentistica fisica dell’OIS. In sostanza l’obiettivo è cercare di fare il lavoro della stabilizzazione dell’immagine di tipo ottico, pur senza il sistema hardware.

In questo caso viene utilizzato l’accelerometro dello smartphone per rilevare i movimenti, che vengono interpretati e bilanciati dal software della fotocamera. Il machine learning può essere d’aiuto per rilevare il soggetto e bloccare la stabilizzazione di conseguenza, specie nei video, in cui il software si orienta verso un punto di fuoco per mantenerlo costante.

Ne consegue in alcuni casi una distorsione dell’immagine rispetto alla scena reale, con cambi di prospettiva e l’effetto gelatinoso succitato. Per non parlare del crop obbligato dovuto al riciclo dei bordi dell’immagine del sensore utilizzati come zona tampone.

È chiaro, molto dipende dal software e dalla modernità delle soluzioni utilizzate, ma di base sono queste le principali controindicazioni della stabilizzazione elettronica, ad oggi presente su quasi tutti gli smartphone in commercio, seppur con ovvie differenze.

Come funziona la stabilizzazione ibrida (HIV)

È chiaro che la stabilizzazione ibrida (HIS, cioè Hybrid Image Stabilization) sia una soluzione che fa leva su entrambi i sistemi di stabilizzazione dell’immagine ottica ed elettronica. La prima serve come pilastro, la seconda come rifinitura: è utile cioè a rendere più fluide le riprese video con un crop minore rispetto all’utilizzo della sola EIS e un impatto minore sulla resa finale che ne consegue.

Questo se prendiamo in considerazione l’uso della stabilizzazione ibrida nei video, di cui vedete un esempio qui sotto con Google Pixel 2. Per le foto, non ci sono vantaggi che potrebbero spingerci a desiderarla, a parte qualche miglioria eventuale negli scatti in notturna.

In conclusione

È evidente a questo punto perché preferire uno smartphone con la stabilizzazione ottica. Nonostante le migliorie delle tecnologie applicate alla stabilizzazione elettronica, non c’è storia. Ibrido sì, ma solo per i video, circostanza in cui anche un gimbal diventa oggi appena considerabile.

D’altronde la tecnologia è andata avanti, e di supporti esterni per migliorare la stabilizzazione dell’immagine non ce n’è quasi più bisogno, con gli smartphone di fascia elevata, ma non solo.

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