La Gboard lancia la rivoluzione targata AI: dettatura offline, più veloce e precisa. Al via sui Google Pixel “inglesi”

La Gboard lancia la rivoluzione targata AI: dettatura offline, più veloce e precisa. Al via sui Google Pixel “inglesi”
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E alla fine arrivò anche per le tastiere il momento di lasciarsi permeare dall’evoluzione targata AI. La prima ad attingere a piene mani ai benefici dell’intelligenza artificiale è la Gboard, l’apprezzata tastiera a schermo di Google.

Da Mountain View hanno annunciato oggi una serie di novità parecchio interessanti ma che in prima istanza, come spesso avviene, riguarderanno coloro che utilizzano l’inglese e che possiedono un Google Pixel di qualsiasi generazione.

Immagina di uscire dal tuo edificio e di voler inviare un messaggio che dice “sono in ritardo” – è lo scenario dipinto da Françoise Beaufays, membro del team di Google che si occupa di dettatura vocale.

“È questo il frangente in cui si perde la connettività ad internet a causa del passaggio dal Wi-Fi alla rete mobile. Con l’aggiornamento di Gboard, il problema non esiste più”. La tastiera virtuale di Google, infatti, promette nella sua ultima evoluzione miglioramenti in rapidità e precisione nella dettatura dei testi, senza contare che questa funzionerà anche in assenza di connessione ad internet.

Beaufays parla di “rivoluzione nel modo in cui interagiamo con i nostri smartphone”, risultato raggiunto dopo che il team ha trascorso cinque anni ad analizzare e semplificare i sistemi utilizzati per il riconoscimento vocale.

Fino a ieri, ad esempio, il software di dettatura di Google utilizzava tre passaggi separati per modellare le onde sonore in ingresso ai microfoni, abbinare i fonemi ai suoni e derivarne del testo, mentre oggi questo processo è integrato in uno solo abbattendo i tempi.

Servirà ancora un po’ per vedere le novità sui Google Pixel che “parlano” italiano prima e su tutti gli altri smartphone poi. Beaufays ha pochi dubbi sulla fattibilità della diffusione in larga scala; a noi non rimane altro che attendere.

Fonte: Googleblog
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