Ubuntu Touch: prima i fan, poi il resto del mondo

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Il titolo ben riassume l’idea espressa da Canonical al Mobile Asia Expo: il lancio di Ubuntu Touch vedrà prima la creazione di uno zoccolo duro di utenti, per poi passare a una conquista del mercato. La prima fase è attualmente in corso e si svilupperà nel corso dei prossimi mesi.

Cristian Parrino, vicepresidente dei servizi online e mobile presso Canonical, ha affermato che la società si concentrerà sulla creazione di una base di utenti attivi che divento dei platform advocates, ovvero degli utenti che promuovono attivamente la piattaforma. “Il nostro obiettivo per la prima fase di lancio è creare le prime centinaia di migliaia di advocate. Solo quando avremo questi advocate sul mercato, quando ci saranno persone che parlano [di Ubuntu Touch], andremo sugli scaffali dei negozi.”

Dietro a questo c’è un perché. Se gli utenti sono già fan di un marchio (che sia Ubuntu o che sia Meizu o bq), è più facile che siano ben disposti verso la piattaforma in generale. “Vogliamo che i primi dispositivi vadano nelle mani di persone che amano già i rispettivi brand, che avranno un po’ più di pazienza per la prima versione di qualcosa di nuovo, e avremo una piccola opportunità in più di parlar loro di ciò che c’è di nuovo. [Questo approccio è] in contrasto con l’andare per forza nei negozi, dove il commesso vorrà soltanto vendere Android.”

Il fatto è che Ubuntu Touch è, nel suo piccolo, rivoluzionario – ed è questo il motivo per cui sarà difficile vendere una piattaforma del tutto nuova ad una vasta clientela se prima non si crea uno zoccolo duro. “Dalla prima volta che uno smartphone è stato lanciato, ci sono sempre state griglie di icone di applicazioni. 15 anni dopo, c’è ancora una griglia di icone di applicazioni. Quello che abbiamo fatto è osservare cosa la gente usa di più su un telefono, e metterlo direttamente in primo piano, senza nasconderlo dietro applicazioni o negozi. Penso che usciremo con qualcosa che è davvero differente per gli utenti, qualcosa che tiri fuori i loro contenuti e servizi preferiti come parte della UI, senza barriere.”

Non mancano certo i punti a favore di Ubuntu Touch: ci sono già milioni di sviluppatori nel mondo che utilizzano Ubuntu per sviluppare e non è necessario creare applicazioni apposite per la piattaforma, perché è possibile realizzare applicazioni in HTML5.

L’affermazione più importante arriva alla fine: “non c’è una risposta magica alla faccenda dell’ecosistema. Non c’è un proiettile magico. Ma abbiamo una serie di carte che possiamo giocare che ci danno una buona partenza.”

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Commenti

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  • Igor Mishin

    Sogno il giorno in cui avrò uno smartphone che sostituirà del tutto e per tutto il pc attaccandolo ad un display

    • Luigi

      magari anche modulare o si fa la fine dei notebook e degli attuali smartphone che dopo qualche anno sono da buttare

    • seee

      mah.. un pc fisso, come prestazioni , consumi e tutto , e mulle volte so piu rispetto a uno smartphone.. uno snapdragon 800 , ha prestazioni molto inferiori a un amd phenon dual core da 2.1 ghz…

      • Simone Bervicato

        Non facciamo confusione con le CPU… a prescindere PC e Smartphone/tablet non si possono confrontare perchè il paragone tra una CPU con architettura X86 (PC) e una CPU con architettura ARM (smartphone/tablet) sono due mondi diversi i calcoli che esegue una CPU X86 i processori ARM li vede solo con il binocolo… se poi un giorno le piattaforme mobile sostituiranno i PC ben venga! ma sarà difficile… mi troverei scomodo a progettare impianti elettrici con Autocad su smartphone/tablet… Anche se una sorta di Autocad mobile esiste già…

        • seee

          si era per questo che dicevo , uno smartphone o tablet non avra mai la poteza che puo avere a disposizione un pc fisso…

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