Oracle vs Google: Oracle è un vampiro affamato di soldi

Gli avvocati di Oracle hanno reso ben chiaro quale sia il loro scopo cercando di gettare una cattiva luce su Google. Durante il processo che vede coinvolti il gigante dei database e il gigante delle ricerche sul web, però, è arrivato il turno di Big G di difendersi e di contrattaccare. La compagnia fondata da Larry Page e da Sergey Brin ha dipinto un quadro molto differente rispetto a Oracle, com’era lecito attendersi: Java è un linguaggio pubblicamente noto come libero e gratuito, e Google ha costruito Android utilizzandolo entro termini perfettamente legittimi. Il motivo per cui Oracle sta cercando di rivalersi su Google è che i tentativi di sfociare nel mobile sono sempre andati male, dunque ora Oracle sta cercando di usare Java come un martello pneumatico per aprire le casseforti di Google ed estorcere licenze. Dopo che le negoziazioni sono fallite, Oracle è arrivata a ricorrere ai tribunali.

Sun fece ben tre tentativi per entrare nel mobile ma, alla fine, tutti fallirono miseramente. L’obiettivo della compagnia era di “costruire una suite di applicazioni per telefoni cellulari sopra JavaFx che renderebbe l’iPhone di Apple un nostro diretto concorrente. A quel punto potremmo dare il software Java Phone in licenza a operatori come Verizon”, secondo quanto riportato in una email di Larry Ellison a Scott McNealy (Sun) nel 2009. Il piano prevedeva anche l’acquisizione di una compagnia come RIM o Palm per entrare nel mobile, ma nessuna delle due opzioni si rivelò fattibile. Il tentativo di Oracle ovviamente è fallito, e Google afferma che ciò è avvenuto perchè Oracle non è mai stata in grado di produrre niente di nemmeno lontanamente innovativo. Dopo questi tentativi falliti, Sun rese Java open source e lo donò a tutti gli effetti al pubblico.

Proprio da questo punto Google parte con l’accusa verso Oracle: l’amministratore delegato della compagnia, Larry Ellison, è infatti ben al corrente del fatto che “nessuno è proprietario del linguaggio di programmazione Java” e che è possibile utilizzarlo senza pagare alcuna licenza, come da lui stesso affermato in una deposizione del 2011. Esiste infatti una deposizione (immagine sopra) in cui viene portato avanti un dialogo interessante con Ellison.

“E lei capisce che nessuno è proprietario del linguaggio di programmazione Java, giusto?”
“Sì, è corretto.”
“Chiunque lo può usare senza alcuna royalty?”
“Corretto.”

Risposte molto differenti da quelle rilasciate qualche giorno fa, in cui Ellison afferma di “non sapere” se Java sia gratuito/libero o meno. Google sfrutta le stesse dichiarazioni degli avversari per metterli in difficoltà, e lo fa più di una volta. Il punto focale dell’accusa di Oracle infatti è relativo alle API di Java, le quali sarebbero protette da copyright secondo la società di Redwood Shores. 37 API di Java sarebbero state copiate senza modifica e introdotte in Android senza permesso. Google afferma che senza tali API Java non sarebbe funzionante e, per di più, che se il linguaggio è considerato libero e gratuito è logico pensare che lo siano anche le API che ne fanno parte. Sempre attingendo dalle deposizioni del 2011, il capo architetto del Java Platform Group di Oracle, Mark Reinhold, ha affermato quanto segue:

“Well, if there were no APIs, we would only have a language. You would be able to write basic computations that never did any IO, had any communication with the outside world or the underlying platform. You could write – you know, you could do computations on numbers and strings and generate them, but you wouldn’t be able to do anything with them.”

“Beh, se non ci fossero API, avremmo solo un linguaggio. Saresti in grado di scrivere calcoli basilari che non fanno nessun IO, non hanno alcuna comunicazione con il resto del mondo o con la piattaforma sottostante. Potresti scrivere – sai, potresti fare calcoli su numeri e stringhe e generarli, ma non saresti in grado di farci nulla.”

Le parole di Reinhold rendono chiaro che, senza API, Java non sarebbe utile perché sarebbe solo un linguaggio senza alcuna utilità pratica. Ciò significa che se Java è libero e pubblicamente accessibile, deve essere corredato di API per poter essere funzionale e di una qualche utilità. Google offre molti esempi in cui le API di Android differiscono da quelle di Java, ma d’altronde Oracle ha fornito esempi in cui sono del tutto identiche.

Jonathan Schwartz, amministratore delegato di Sun prima dell’acquisizione da parte di Oracle, affermò più e più volte sia pubblicamente che privatamente di essere favorevole all’utilizzo di Java in Android, e Google presenta questi fatti come un chiaro segno di approvazione verso Android. Ancora una volta vengono tirate in ballo le affermazioni degli avversari, poichè Ellison stesso affermò di essere favorevole allo sforzo di Sun per rendere Java aperto e di voler proseguire su questa strada una volta che Sun fosse stata acquisita. Ellison afferma anche che la crescita di Android è “eccitante”, una posizione che Google dipinge come chiaro segno di approvazione.

Come ultimo passo, Google porta una serie di esempi positivi di progetti portati avanti: nel 2006 l’amministratore delegato Eric Schmidt contatta Sun per creare una partnership e fare entrare la società nell’Open Handset Alliance; Android utilizza il kernel Linux e WebKit che sono progetti open source ai quali Google ha largamente contribuito. L’intenzione di Google è di far vedere che tutto ciò che ha fatto è stato fatto con buone intenzioni e in buona fede.

Tutto è riconducibile, alla fine, al copyright: Google ha mostrato dei buoni punti di difesa e ha messo in ridicolo Oracle e Larry Ellison, che si è contraddetto in più di un punto. Oracle viene dipinta come una macchina stampa soldi che ha bisogno di danaro per continuare a girare, un vampiro sempre assetato che vede in Android l’occasione per rifarsi del fallito Project Java Phone e contemporaneamente ricavare un mare soldi. La società di Redwood Shores viene dipinta come avida, invidiosa e meschina. Ovviamente Google ha le sue pecche, e la sua mancanza di rispetto per il lavoro altrui è incredibile. Vedremo però se Google sarà in grado di dimostrare che Oracle è in torto oppure se sarà proprio questa a vincere questo intricatissimo processo.

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