James Whittaker: ecco perchè ho lasciato Google

| 14 marzo, 2012 | 10 commenti
Google

James Whittake è stato Engineering Director presso Google, per poi lasciare l’azienda poco fa e passare a Microsoft. Con un lungo scritto, pubblicato sul suo blog ospitato presso MSDN, ha voluto chiarire il motivo della sua scelta. Noi vi pubblichiamo la traduzione del post senza ulteriori commenti: lasciamo a voi ogni pensiero e ogni considerazione, che gradiremmo vedere nei commenti. Le parole di Whittaker, in ogni caso, non sono leggere nè buone nei confronti della società di Mountain View.

“Ok, cedo. Tutti vogliono sapere perchè ho lasciato e rispondere individualmente porta via troppo tempo, dunque ecco qui, messo giù nella forma lunga. Leggete qualcosa (arrivo al punto nel terzo paragrafo) o leggete tutto. Ma do un avviso in partenza: non c’è alcun dramma qui, nessuna confessione, nessun insulto verso i vecchi colleghi e niente di più di quello che non potreste già intuire da quanto sta accadendo nella stampa in questo periodo per quanto riguarda Google e il suo atteggiamento verso la privacy degli utenti e verso gli sviluppatori software. Questo è, più semplicemente, un pensiero più personale.

Non è stata una decisione facile, lasciare Google. Durante il tempo passato lì mi sono innamorato abbastanza della compagnia. Ho presentato quattro Google Developer Day, due Google Test Automation Conference e sono stato un prolifico contributore del blog Google testing. I reclutatori [di nuovi impiegati] spesso mi chiedevano di vendere bene la compagnia ai candidati migliori. Nessuno mi doveva chiedere due volte di promuovere Google e nessuno è stato più sorpreso di me quando non ho più potuto farlo. Infatti, i miei ultimi tre mesi con Google sono stati un mulinello di disperazione, nel tentativo vano di far tornare indietro la mia passione.

La Google della quale mi ero innamorato era una compagnia di tecnologia che spronava i suoi impiegati ad innovare. La Google che ho lasciato era una compagnia pubblicitaria con un singolo scopo definito dalla corporazione.

Tecnicamente, suppongo che Google sia sempre stata una compagnia pubblicitaria, ma per la maggior parte degli ultimi tre anni non lo sembrava. Google era una compagnia pubblicitaria solo nel senso in cui un buono spettacolo televisivo è una compagnia pubblicitaria: avere grandi contenuti attrae chi vuol farsi pubblicità.

Sotto Eric Schmidt le pubblicità erano sempre sullo sfondo. Google era gestita come una fabbrica di innovazione, che dava agli impiegati lo sprone di essere molto intraprendenti attraverso premi, bonus ai singoli e 20% del tempo [???]. I profitti della pubblicità ci davano la possibilità di pensare, innovare e creare. Forum come App Engine, Google Labs e l’open source servivano come campi di prova per le nostre invenzioni. Il fatto che tutto questo fosse pagato da una macchina stampa-soldi imbottita di proventi della pubblicità non era percepito dalla maggior parte di noi. Magari gli ingegneri che lavoravano davvero sulla pubblicità lo sentivano, ma il resto di noi era convinto che Google fosse una compagnia attiva nel campo della tecnologia prima di tutto e principalmente; una compagnia che assumeva persone intelligenti e ponesse una grande scommessa sulla loro capacità di innovare.

Da questa macchina per l’innovazione sono arrivati prodotti strategicamente importanti come GMail e Chrome, prodotti che erano il risultato dello spirito d’intraprendenza ai livelli più bassi della comapgnia. Certamente, questo spirito innovativo libero ha creato alcuni fallimenti, e Google ne ha avuto la sua parte, ma Google ha sempre saputo come fallire in fretta e imparare dai propri errori.

In un simile ambiente non devi essere parte del circolo dei raccomandati di un dirigente per avere successo. Non devo avere fortuna e capitare su un progetto interessante [sexy] per avere una bella carriera. Chiunque con delle idee o con le capacità per contribuire poteva rimanere coinvolto [in un progetto]. Ho avuto un sacco di opportunità per lasciare Google in questo periodo, ma mi è sempre stato difficile immaginare un posto migliore dove lavorare.

Ma questo era allora, come recita il detto, e questo è ora.

Si scopre che c’è un punto dove la macchina di innovazione di Google si è inceppata e che quel punto era molto importante: competere con Facebook. Sforzi informali hanno prodotto un paio di bestie asociali come Wave e Buzz. Orkut non ha mai preso piede fuori dal Brasile. Come la lepre del proverbio [la lepre e la tartaruga], abbastanza sicura della sua superiorità da rischiare un breve sonnellino, Google si è svegliata dal suo sonno social per trovarsi minacciata nella sua prima posizione nelle pubblicità.

Google potrebbe ancora mettere le pubblicità davanti a più persone di Facebook, ma Facebook conosce molto di più riguardo quelle persone. I pubblicitari e i publisher gradiscono molto questo genere di informazioni personali, così tanto che sono disposte a mettere il nome di Facebook prima del loro. Esempio A: www.facebook.com/nike, una compagnia con il potere e la presa di Nike mette il proprio nome dopo quello di Facebook? Nessuna compagnia ha mai fatto questo per Google, e Google l’ha presa personalmente.

Lo stesso Larry Page ha assunto il comando per correggere questo torto. Il social è diventato un affare di Stato, un imperativo categorico chiamato Google+. Era un nome terribile che dava la sensazione che “Google” e basta non fosse abbastanza. La ricerca doveva essere social. Android doveva essere social. YouTube, una volta gioiosa nella sua indipendenza, doveva essere… beh, avete capito. Ciò che è anche peggio, è che l’innovazione doveva essere social. Le idee che non mettevano Google+ al centro dell’universo erano una distrazione.

Improvvisamente, il 20% significava “fottuto a metà”. I Google Labs sono stati chiusi. I costi di App Engine sono stati alzati. Le API che prima erano state gratuite per anni sono state eliminate o fornite ad un prezzo. Come le insegne dell’intraprendenza sono state smantellate, discorsi deridenti della “vecchia Google” e dei suoi flebili tentativi di competere con Facebook sono comparsi, per giustificare una “nuova Google” che prometteva “più legno dentro meno frecce”.

I giorni della vecchia Google che assumeva persone intelligenti e gli dava la possibilità di inventare il futuro sono andati. La nuova Google conosce al di là di ogni dubbio come il futuro dovrebbe essere. I dipendenti hanno sbagliato e l’intervento della società avrebbe messo tutto a posto di nuovo.

Ufficialmente, Google ha dichiarato che “la condivisione sul web non va bene”, e niente tranne che la forza piena della nostra mente collettiva stretta attorno a Google+ avrebbe potuto sistemarla. Dovete ammirare una compagnia che vuole sacrificare le mucche sacre e radunare i suoi talenti contro una minaccia al suo business. Avesse Google avuto ragione, lo sforzo sarebbe stato eroico e chiaramente molti di noi avrebbero voluto far parte di quel risultato. Ci ho creduto. Ho lavorato su Google+ come direttore dello sviluppo e ho scritto un sacco di codice. Ma il mondo non è mai cambiato; la condivisione non è mai cambiata. Si potrebbe dire che abbiamo reso Facebook migliore, ma tutto quello che avevo da mostrare a riguardo erano voti più alti nelle recensioni.

Come abbiamo scoperto, la condivisione andava bene. La condivisione funzionava correttamente, Google non ne era semplicemente parte. Un esodo di utenti da Facebook non si è mai materializzato. Non sono nemmeno riuscito a far guardare Google+ a mia figlia teenager più di due volte. “Il social non è un prodotto”, mi ha detto dopo che le avevo dato una demo, “il social è dove c’è la gente e la gente è su Facebook”. Google era il bambino ricco che, dopo aver scoperto di non esser stato invitato alla festa, fa la propria festa in solitudine. Il fatto che nessuno è venuto alla festa di Google è diventato l’ “elefante nella stanza”.

Google + ed io, semplicemente non siamo mai stati fatti per coesistere. La verità è che io non sono mai stato molto per la pubblicità. Non clicco sulle pubblicità. Quando GMail mi fa vedere pubblicità basate sulle cose che scrivo nei miei messaggi, mi fa venire i nervi. Non voglio che i risultati delle mie ricerche contengano le lamentele degli utenti di Google+ (o di Facebook e Twitter, per quel che mi riguarda). Quando cerco “giri tra i pub di Londra” voglio qualcosa di meglio che il suggerimento sponsorizzato di “compra giri tra i pub di Londra a Wal-Mart”.

La vecchia Google ha fatto una fortuna con le pubblicità perchè aveva buoni contenuti. Era come la TV era un tempo: fai lo spettacolo migliore e ottieni i massimi introiti pubblicitari dagli spot. La nuova Google sembra più concentrata sugli spot stessi.

Magari Google ha ragione. Magari il futuro è l’imparare quanto più possibile dalle vite private delle persone. Magari Google sa giudicare meglio di me riguardo quando devo chiamare mia madre o se la mia vita sarebbe migliore se andassi a vedere i saldi da Nordstrom. Magari se mi sgridano abbastanza riguardo tutto quel tempo libero sul mio calendario riuscirò a finire più spesso le cose. Magari se mi offrissero una pubblicità su un avvocato divorzista perchè sto scrivendo una mail riguardo mo figlio di quattordici anni che si sta lasciando con la sua ragazza, apprezzerò quella pubblicità abbastanza da mettere fine anche al mio matrimonio. O magari arriverò a tutte queste cose per conto mio.

La vecchia Google era un gran bel posto dove lavorare. La nuova?

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