TuttoAndroid intervista @evleaks

evleaks

Evan Blass è il nome della persona dietro @evleaks, l’account Twitter che da quasi due anni diffonde con largo anticipo informazioni riservate sui nuovi dispositivi. Evan è uno dei pochi fortunati ad avere costruito un sistema di contatti nelle aziende tale da permettergli di avere le informazioni prima di chiunque altro.

Il suo lavoro è da qualche tempo alla base di tutte le indiscrezioni e le voci di corridoio nel mondo dell’editoria online che si occupa di smartphone e tablet; è grazie ad Evan che riusciamo ad avere con largo anticipo rispetto all’annuncio le informazioni sui prossimi top di gamma delle varie case produttrici.

Non tutti, però, apprezzano quello che fa: alcuni lo vorrebbero dietro le sbarre di una cella di prigione, altri trovano poco etico il suo lavoro, altri ancora credono che il mondo sarebbe un posto migliore senza il suo intervento. Ognuno ha la sua opinione, ma non tutto è rose e fiori per Evan.

Evan è infatti malato di sclerosi multipla e non può lavorare che da casa. È questa condizione che l’ha portato a voler impiegare i contatti ottenuti nel corso degli anni, così da potersi mantenere e da poter acquistare i medicinali per curarsi – val la pena ricordare che negli USA le cure sono a carico dei pazienti e non sono fornite dal sistema sanitario nazionale.

Che voi pensiate bene o male di Evan e del suo lavoro, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare qualche parola con lui e abbiamo deciso di pubblicare questa intervista. Abbiamo cercato di far emergere il lato umano, la persona dietro il nickname @evleaks che, alla fine, è ciò che è più importante.

In fondo all’articolo, all’interno dello spoiler, trovate l’originale in inglese. Buona lettura!


TuttoAndroid: Ciao Evan, per la maggior parte “Evleaks”. Siamo lieti di poterti intervistare. Cosa ne dici di cominciare con una presentazione formale? Per quello che ci puoi dire, naturalmente..

Evan: Grazie a voi per avermi invitato sulle vostre pagine. Vediamo un po’: sono a metà dei miei trent’anni, laureato al Vassar College in Poughkeepsie, New York, e allievo sia di Engadget (senior editor) che di Pocketnow (managing editor). Ero anche il managing editor di un sito di tecnologia chiamato Obsessable che, in realtà, ha avuto vita breve. Era come The Verge, ma forse era troppo ambizioso viste le nostre risorse all’epoca.
Ho anche la sclerosi multipla, che di solito non si meritava una menzione, ma è diventata da un po’ una caratteristica che definisce la mia vita.

TA: Ora che anche i lettori di TuttoAndroid conoscono qualcosa in più di te, vorremmo chiederti com’è iniziata la tua carriera di leaker: è cominciato tutto per caso? Di solito chi vuole cimentarsi in questo genere di “attività” apre un blog personale. Come mai tu invece hai deciso di iniziare la tua attività su Twitter?

E: Ho cominciato a diffondere informazioni mentre ero in PocketNow, probabilmente per la stessa ragione per cui la maggior parte delle pubblicazione cerca esclusive: è vista come uno dei pochi modi per incrementare significativamente il traffico e l’appeal verso un’audience più ampia. (come nota a margine, ho scoperto che il traffico dovuto agli scoop è molto limitato nel tempo, e qualunque traffico guadagnato dalle esclusive evapora velocemente se e quando le perdite si esauriscono [gioco di parole sul significato di “leak”: sia “perdita” di rubinetti e tubature che fuga di informazioni, NdR]. Se un sito cerca una crescita sostenibile, il miglior modo sembra essere quello noioso e all’antica: mettere insieme bei contenuti e copertura delle notizie tempestiva giorno dopo giorno dopo giorno.)
Dopo che ho lasciato quel sito, sapevo che se non avessi sfruttato i miei contatti e le mie fonti per esclusive continue, quelle fonti si sarebbero prosciugate [nuovo gioco di parole, NdR]. Quindi @evleaks è nato come un modo per continuare a essere rilevante, nel vero senso della parola, per mantenere il mio nome là fuori mentre pensavo alla mia mossa successiva. Ma era anche un semplice esperimento di branding come qualunque altro: ero curioso di come una pubblicazione di soli leak con tonnellate di immagini con watermark potesse andare avanti in un ambiente sociale.

TA: Ben prima dell’annuncio di qualsiasi dispositivo mobile fornisci sempre informazioni ed immagini a riguardo. Hai mai avuto guai con le aziende proprio per questo motivo?

E: Ho avuto alcuni problemi con delle società, o più specificamente, con rappresentanti individuali di società. E anche quelli sono stati pochi e distanziati nel tempo. Ma ci saranno sempre certi dipendenti che non riescono a separare i problemi lavorativi dalle animosità personali. E, in generale, sono quelle persone i cui brand soffrono di più, perché c’è la percezione – giusta o sbagliata – che i dipendenti rappresentano davvero le loro società nonostante piccole frasi biografiche [come quelle sui profili Twitter, NdR] dicano altrimenti. [“le opinioni espresse sono le mie e non quelle della mia azienda”, NdR]

TA: In “007: Il mondo non basta” l’antagonista principale, Elliot Carver, ha come motto “le notizie di domani, oggi”. In un certo senso non ti sembra assurdo che al giorno d’oggi, in un mondo così pieno di novità, non ci sia più nessuna novità “vera”?

E: Non sono sicuro di essere d’accordo. Alcune compagnie sono migliori di altre nel proteggere le loro proprietà intellettuali (dico a te, Motorola), quindi ci saranno sempre un po’ di dispositivi ogni anno che passano completamente inosservati.

TA: Avere a disposizione così tante e tali informazioni prima del tempo ti dà certamente una buona visione su quella che è la situazione attuale e futura del mondo mobile. Come ti senti a vedere meglio di molti altri la situazione? Credi che il mondo dei blog e delle testate specializzate sarebbe lo stesso se tutti avessero le tue stesse conoscenze? In quale modo l’informazione “everything, everywhere, anytime” sta influenzando e cambiando il mondo?

E: Queste sono domande molto profonde! Mi aspettavo di parlare dei miei cibi preferiti e dei colori e di concludere. Probabilmente non sempre è così, ma sento un senso di responsabilità verso le società di cui diffondo in anticipo informazioni sui dispositivi. Intendo che capisco che l’impatto delle fughe di notizie è inversamente proporzionale al numero di giorni prima del lancio. Fughe di notizie molto in anticipo [rispetto al lancio] possono essere un inferno sulle vendite dei dispositivi attuali e, peggio ancora, danno alla competizione abbastanza tempo per rivedere i loro prodotti in arrivo per negare preventivamente qualunque competizione percepita dagli altri dispositivi.

TA: Immaginiamo che quello che fai sia diventato col tempo un vero e proprio lavoro. È davvero così oppure il “mestiere” di leaker occupa solo una parte della tua quotidianità? È un lavoro col quale si può guadagnare abbastanza per riuscire a vivere?

E: Solo recentemente sono riuscito a guadagnare abbastanza per vivere solamente diffondendo informazioni su smartphone e tablet sul mio sito (http://evleaks.at) e dal profilo Twitter. Ma mi aspetto (spero?) che questo cambi e diventi relativamente permanente, poiché sono in grado di incontrare più persone, e più persone in buone posizioni, che mai prima d’ora.

TA: Possiamo dire che sei il contrario dell’idraulico: lui ripara le perdite, tu le provochi. Com’è guadagnarsi da vivere provocando perdite? (gioco di parole in inglese: “how is it to leak for a living?”)

E: Oddio, spero che questo gioco di parole sia più divertente in italiano! :D [Non lo è, in realtà! NdR] Ma davvero, questo è di gran lunga il miglior lavoro che io abbia mai avuto. Ora come ora la paga è peggiore di qualunque altro lavoro, ma è lo stesso un piacere lavorare ogni giorno.

TA: Da autore di Engadget sei passato ad essere leaker. Com’è il passaggio “dall’altra parte della barriera”? In quale modo la tua precedente esperienza ti ha aiutato in questo?

E: Non mi considero “dall’altra parte”. Diffondo ancora informazioni, solo in un modo differente e con mezzi diversi. Ma l’unica differenza tra quello che faccio io e quello che un blogger o un giornalista fa (in alcuni casi, almeno) è un sacco di informazione di sfondo, che può essere derisoriamente definita come contenuto “riempitivo”.

TA: Hai altre passioni oltre alla tecnologia?

E: Non molte! Una volta che cominci a specializzarti in qualcosa, specialmente quando i tuoi hobby e il lavoro coincidono, tende ad assorbirti.

TA: Una curiosità che probabilmente molti desiderano sapere: che smartphone utilizzi al momento? Hai anche smartwatch o altri gadget simili?

E: Ora come ora uso un LG G2. È un grande telefono, un mondo a parte rispetto all’LG eXpo che avevo, che era un mattone di dispositivo con Windows Mobile. Per quanto riguarda i dispositivi indossabili, non mi interessano molto [perché] sono alla mia scrivania per la maggior parte del tempo, sia per la natura del mio lavoro sia per la mia diminuita capacità di movimento.

TA: Ultimo ma non meno importante: sei mai stato in Italia? Che cosa pensi del nostro Paese?

E: L’Italia è un bel Paese, specialmente Capri. Ho fatto un viaggio di 10 giorni nell’Italia del Sud quando avevo 17 anni – anche se il panorama era spettacolare, il viaggio in sé lasciò molto a desiderare. Cercare di vedere metà di una nazione con la grandezza e la storia dell’Italia in poco più di una settimana? Impossibile. Abbiamo passato la maggior parte del tempo in un bus senza aria condizionata, che è assolutamente una tortura quando sei un teenager americano sbevazzone col doposbornia.


Evan sta cambiando profondamente il mondo dell’informazione specifica online. Che piaccia o no, è il protagonista di una piccola rivoluzione. “Le notizie di domani, ieri” è il suo motto – e si capisce bene il perché. Quale impatto avrà sul lungo termine questo approccio è difficile a dirsi. Per il momento, però, continuiamo a seguire le rivelazioni di Evan e gli auguriamo di riuscire a vincere la sua battaglia personale.

Grazie, Evan. Buona fortuna per ogni cosa.

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