Oracle vs. Google: Mountain View in cattive acque, taglia corto sui copyright

Nella lunga ed annosa battaglia legale tra Oracle e Google, ci sono parecchi aspetti che vanno esaminati. Sostanzialmente, Oracle accusa Google di violazione di brevetti su Java, e la posizione di Big G può diventare critica in base ad una bozza di email di un anno fa di Tim Lindholm, ex sviluppatore di Sun ora in forza a Google, nella quale si sosteneva che fosse necessario “negoziare una licenza di Java nei termini dei propri bisogni”, in quanto ogni altro linguaggio “fa schifo”.

L’email di Lindholm si può interpretare in vari modi: gli altri linguaggi potrebbero “fare schifo” in quanto ormai Java, nel 2010, era già standardizzato all’interno della comunità di sviluppo di Android, mentre i “bisogni” di Google non sono definiti e potrebbero variare da una parte consistente ad una quota nulla. In ogni caso, la missiva può essere una prova fondamentale per Oracle per dimostrare la volontarietà di Google di violare le proprietà intellettuali di Sun, ora passate ad Oracle, nel qual caso la pena verrebbe triplicata.

Molti dei brevetti di Oracle sono già stati rigettati ed altri dichiarati invalidi, in un trend che è sempre andato verso il basso, ma i pareri tecnici nell’ambito dei brevetti sono state depositati oggi 8 agosto come termine ultimo. C’è da stare a vedere come si evolverà la cosa, e se effettivamente Google verrà dichiarata colpevole di violazione di brevetti, ed in questo caso se tale violazione sarà considerata volontaria o meno. Per l’attivista Florian Mueller, la vittoria di Oracle è quasi scontata, ma c’è da dire che Mueller è già stato smentito in passato con le sue opinioni sul caso.


Un’altra questione su cui Oracle attacca Google, e che è sempre sfuggita ai più, è una serie di presunte violazioni sul copyright. A questo proposito, Google ha presentato una mozione per un summary judgement, una sorta di “rito abbreviato” del sistema giudiziario anglosassone. La motivazione di Google sta nel fatto che Oracle non può semplicemente avanzare tali pretese, che sono principalmente basate su una supposta protezione delle specifiche delle API (Application Programming Interface) di Java, e non sull’effettiva copia del codice sorgente delle API stesse.

Per chi non mastica questi dettagli di programmazione, le API di un linguaggio sono una insieme di procedure messe a disposizione degli sviluppatori per l’esecuzione di compiti più comuni. Ad esempio, una comune API è quella funzione che, a partire da un qualsiasi numero reale, ne restituisce il valore assoluto, o quella che a partire da un qualsiasi “oggetto” del programma ne restituisce una rappresentazione alfanumerica (una “stringa”). Nomi, parametri, tipizzazione e funzionalità di queste API sono spesso convenzionalmente accettate e documentate in maniera standard. Infatti, in linguaggi come Java, è normale trovarsi a lavorare con migliaia di API. Nel caso di Android, vengono definite qualcosa come 800 mila tra “classi” e “interfacce”, ognuna con il suo gruppo di procedure che vanno a definire le API di Android. Risulta chiaro, quindi, che per potersi concentrare sullo sviluppo effettivo delle proprie applicazioni, sia fondamentale avere delle API comuni e con specifiche convenzionalmente accettate.

Java è un linguaggio di programmazione, ma l’implementazione di Java può variare sensibilmente in base alle specifiche delle sue API. Google ha però basato Android non sull’implementazione di Java fatta da Sun, bensi su quella della Apache Software Foundation, detta Harmony. Si tratta di un’implementazione libera di Java, e non è neanche l’unica. Di fatto, ogni implementazione di Java fa sì che le applicazioni compilate per tale implementazione non si possano eseguire nell’ambiente di un’altra implementazione. Dunque, le applicazioni per Harmony non sono compatibili con l’ambiente Java di Sun, così come non lo sono quelle di Android, pur trattandosi sostanzialmente sempre di Java.

La posizione di Oracle si basa sul fatto che le specifiche delle API di Android siano prese da Harmony, che è un’implementazione di Java, e pertanto violino il copyright dello stesso. La posizione di Google, così come degli esperti dipendenti e indipendenti di cui ha portato i pareri, è che i copyright non possano coprire le specifiche delle API. Del resto, Oracle non si è mai lamentata di violazioni di copyright in Harmony, e se Oracle avesse ragione su questo non solo Android riceverebbe un colpo molto duro, ma anche Harmony sarebbe spazzato via in quanto progetto gratuito, così come GNU Classpath e altre implementazioni di Java, andando contro lo stesso spirito che è sempre stato alla base di Java. E la stessa cosa varrebbe per tanti altri linguaggi di programmazione, di fatto rendendo lo sviluppo di implementazioni alternative praticamente impossibile. Insomma, un pericoloso precedente.

Anche solo in base al buon senso, la posizione di Google è sicuramente la più accettabile. Non è però chiaro se una vittoria di Mountain View su questo fronte possa alleggerire la sua posizione sul fronte dei brevetti che, per quanto limitata ai soli Stati Uniti, potrebbe porre fine ad Android come sistema operativo gratuito.

Commenti

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  • MAURO

    FORZA ORACLE!!

  • Alsom

    la cosa pazzesca è che microsoft guadagna tantissimo dalle vendite android… per ogni licenza wp7 guadagna 15 dollari per ogni licenza android 15 dollari(da htc samsung e altri) riguardo violazione brevetti. Considerati i numeri microsoft sta guadagnando di più da android che da wp7 senza sforzo XD. Nokia invece nonostante la sua crisi sta facendo miliardi grazie all'accordo con apple sempre per violazione di brevetti di casa cupertino XD

    • MaxArt

      A mio avviso, Microsoft si bulla dei produttori di telefonia andando da loro e dicendo: "Abbiamo xx mila brevetti, prima o poi ne troviamo uno che violate. Preferite pagarci 15 dollari per ogni dispositivo Android che vendete o andare avanti con una lunga e dispendiosa causa giudiziaria?"

      Sono derive inaccettabili del sistema di brevetti americano e sempre più persone ne chiedono una riforma, perché tutto questo sta andando a danneggiare prima di tutto i consumatori americani.
      Il problema è che l'attuale gabinetto USA ha ben altro a cui pensare e non ha manco la maggioranza al senato; poi contiamo che nel 2012 probabilmente vinceranno i repubblicani, che sono meno inclini a cambiare queste cose finché proprio la situazione non tracolla, e la cosa rischia di danneggiare non solo gli USA ma tutto il mondo.

      • Alessandro

        queste sono solo supposizioni e pareri tuoi personali…

  • alessandro

    tanto non cambia un ciufolo….android è un os gratuitio ma i prezzi degli smartphone ( eccezione un paio di modelli ) costano quanto i symbian o wp7, quindi secondo me per noi consumatori non cambia nulla, guadagnerebbero meno i produttori di cell. visto che ora stanno guadagnando senza spendere per l' os.

    • Ma stai scherzando??? Ma l'hai capito o no che il successo di Android dipende dal fatto che è open source?

      Per quanto riguarda l'articolo, che dire, le grandi aziende vogliono fare fuori Android. Un prodotto così innovativo aggratis effettivamente è una bella spina nel fianco. Un applauso alla correttezza di Microsoft, Apple & CO!

      • MaxArt

        Android è open source, ma un po' sui generis, nel senso che Google ha sempre monopolizzato lo sviluppo del sistema ed è sempre stata molto parca a rilasciare i sorgenti (per non parlare della discutibile – anche se giustificata – decisione di non pubblicare i sorgenti di Honeycomb nella loro interezza).

        Parte del successo di Android è che, comunque, i sorgenti vengono lasciati generosamente nelle mani dei produttori, che possono lavorarci come vogliono (ecco perché viene adottato massicciamente); un'altra parte è il fatto che sia gratuito e quindi abbatte i prezzi dei dispositivi.

        Ma, per essere onesti, non è che che possa fare tutta questa differenza al consumatore dover pagare 0 dollari oppure 5 a lato dell'acquisto di un dispositivo da 500 dollari, oppure 200 o anche solo 90.
        Il fatto è che si mina alla libertà che è sempre stata alla base di Android: ognuno poteva prenderlo e montarlo dove gli pareva, ma se poi ci saranno delle licenze da pagare questo non sarà più possibile.
        Come non citare i tanti HD2 su cui è stato montato Android al posto di WM6.5? O anche quel che si può fare con la versione x86 di Android?

        Mi chiedo, tra l'altro, che influenze potrebbe avere una sentenza a sfavore di Google nel progetto Boot to Gecko di Mozilla, che è basato su Android.

        • Ma è normale che ci sia un po' di monopolio da parte di google. Quello che è inaccettabile è che si fermi lo sviluppo di android per semplici cavilli legali. Da quanto ho capito te ne intendi abbastanza, se Google perdesse la causa contro Oracle potrebbe continuare a essere diffuso negli altri stati?

          • MaxArt

            Sì, certamente. Anzi, la sentenza della causa con Oracle ha solo valenza negli Stati Uniti. Il giudice del processo ha anche imposto che il calcolo degli eventuali danni dovuti ad Oracle debba tenere conto della diffusione di Android nei soli Stati Uniti, di fatto facendo molto abbassare la cresta ad Oracle (che aveva stimato dei danni quantificabili tra 1.4 e 6.2 miliardi di dollari).
            Anche la quota di proventi di adSense che Google ricava, e che il giudice ha già detto essere dovuta ad Oracle in caso di effettiva infrazione, sarà calcolata in base ai soli proventi nel territorio americano.

            In ogni caso i produttori cercheranno di ammortizzare eventuali spese di royalties su tutto il mercato globale.
            A meno che qualcuno di loro, con una mossa fortemente pubblicitaria, non dica: "Utenti americani, voi e solo voi nel mondo pagherete di più i nostri telefoni Android perché il vostro sistema di brevetti fa schifo e va riformato". Non credo sia uno scenario su cui sperare molto, perché è uno scenario *dispendioso* e dal successo poco sicuro.

            In ogni caso, non credo proprio che una sentenza sfavorevole blocchi Google dal continuare a sviluppare Android, che sarà comunque il suo progetto più redditizio di sempre.
            La cosa, tuttavia, potrebbe cambiare nel futuro se la situazione sul fronte dei brevetti degenerasse.

            P.S.: comunque il monopolio di Google sullo sviluppo di Android non è solo "un po'", è praticamente completo XD Tu puoi prendere Android e modificarlo in lungo e in largo senza rendere conto a nessuno se rispetti le licenze open, ma puoi star certo che le tue modifiche non saranno mai implementate nel "branch" principale.
            Insomma, intorno allo *sviluppo* di Android manca la community classica dei progetti open source come c'è, ad esempio, intorno a Chromium (sempre per parlare di progetti di Google).

      • Alessandro

        non ti rispondo perchè ti hanno già risposto :-P

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