Google brevetta il riconoscimento facciale tramite infrarossi

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Nel Q3 del 2012, Google ha depositato un brevetto presso l’USPTO che prevedeva lo sblocco di un dispositivo mobile tramite il riconoscimento del viso con gli infrarossi. Il brevetto è stato solo da poco approvato e quindi possiamo parlarvene.

Il meccanismo che Google ha brevettato risulterebbe alquanto sicuro, molto di più rispetto a quello attuale che prevede semplicemente il riconoscimento del volto tramite una fotocamera frontale, dato che si fa uso di molte più informazioni per la determinazione del soggetto davanti al dispositivo. Vengono infatti catturate due immagini, che possono essere scattate sia da una stessa fotocamera che da due fotocamere differenti: una delle due foto, però, verrebbe scattata grazie all’ausilio di un sensore ad infrarossi che invierebbe il risultato ad una unità di elaborazione; grazie poi a particolari algoritmi si riuscirebbe a determinare con certezza se il soggetto davanti al dispositivo sia realmente vivo e non sia una semplice immagine che si muove.


Le due immagini potrebbero poi anche essere sovrapposte al fine di effettuare un ulteriore controllo sull’autenticità del proprietario del dispositivo e verificare se vi è correlazione tra l’una e l’altra. L’informazione principale che però non viene fornita riguarda proprio il modo in cui la fotocamera ad infrarossi potrà determinare se un soggetto è vivo oppure no, ma bisogna tenere in considerazione che gli infrarossi vengono utilizzati anche per determinare la temperatura dei corpi (si veda ad esempio una telecamera termica); per questo motivo possiamo immaginare (ma non è detto che sia così) che venga utilizzato un meccanismo del genere anche sui dispositivi mobile.

Naturalmente vi ricordiamo che questo è solo un brevetto che va a completare l’idea di base che Google ha voluto mettere alla luce, ovvero un sistema di sicurezza basato sia sul riconoscimento tramite infrarossi sia sul riconoscimento dell’impronta digitale. Trattandosi solo di un brevetto non possiamo sapere se e quando verrà impiegata una soluzione del genere sui futuri dispositivi, anche se potrebbe non volerci ancora molto dato che i sensori di impronte digitali sugli smartphone stanno diventando sempre più “di moda”.

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