Editoriale: i perchè della vendita di Motorola a Lenovo

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La vendita di Motorola a Lenovo da parte di Google ha stupito tutti. Nessuno si aspettava questa mossa dal gigante delle ricerche sul Web, ma d’altronde nessuno si aspettava che acquistasse Motorola nel 2011. Il punto è: per quali ragioni Google ha venduto Motorola? Qual è la logica dietro questi fatti? Cerchiamo di capirlo.

Partiamo da alcuni fatti. Quando Google ha acquistato Motorola, nell’Agosto del 2011, le battaglie legali tra Samsung ed Apple erano al loro apice ed anche Microsoft stava trascinando in tribunale (o costringendo a pagare) moltissimi produttori Android. La situazione stava precipitando. Google, essendo un’azienda molto giovane, non aveva accumulato quel portfolio di brevetti che gli altri giganti hanno accumulato nel corso dei decenni; la soluzione più pratica per “portarsi al pari” era acquistare una società che possedesse un gran numero di brevetti per farli suoi.

Motorola era un’opzione appetibile sia dal punto di vista dei brevetti che da altri punti di vista: il produttore americano era infatti in forte crisi, con le vendite in picchiata ed un management incapace di rispondere alle mutate esigenze di mercato. Un’occasione perfetta per Google per ottenere un ampio portfolio di brevetti e avviare contemporaneamente un primo test sulla produzione di hardware pagando relativamente poco (immaginate allora quanto sarebbe potuto costare acquistare, ad esempio, HTC!).

E così Big G acquistò la casa alata. Dopo poco vendette la divisione che si occupava di creare i set-top box, ovvero i dispositivi multimediali da salotto per connettersi alle TV via cavo o per navigare in Internet. Ristrutturò completamente l’azienda, vendendo o chiudendo anche le fabbriche di proprietà e licenziando migliaia di dipendenti. Mise a capo dell’azienda un proprio uomo, Dennis Woodside.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Motorola è tornato ad essere un marchio desiderato dagli utenti, grazie a prodotti come Moto X e Moto G. Motorola sta ricominciando a vendere, anche se molto lentamente, ma non basta: nell’ultimo trimestre ha perso 384 milioni di dollari, in aumento rispetto ai 248 milioni di perdita dello scorso trimestre. Una spesa che diventa insostenibile nel medio e nel lungo periodo.

Inoltre, ritornare in piene forze in un mercato già dominato da Samsung ed Apple, in cui le briciole vengono aspramente contese da decine di produttori più o meno grandi, avrebbe richiesto investimenti ingenti e dedizione completa al progetto. Qualcosa cui Google non è mai stata interessata, perchè non era sua intenzione entrare nel mercato degli smartphone e dei tablet.

Google era però interessata ai progetti avanzati di Motorola, tra cui spicca il famoso Project Ara. Si tratta di progetti futuristici pienamente in linea con ciò per cui Google ha mostrato finora di avere interesse a realizzare.

Lenovo, dal canto suo, è sempre stata interessata ad espandersi globalmente e ad entrare nel mercato statunitense. Così interessata che, appena Google comprò Motorola, contattò la prima per chiedere se fosse interessata a venderle la parte hardware della seconda. Un marchio come Motorola farebbe sicuramente comodo alla società cinese in questo senso, ma avere l’appoggio di Lenovo farebbe indubbiamente comodo a Motorola.

D’altronde, è lo stesso Larry Page a dirlo a chiare lettere nel suo intervento sul blog ufficiale di Google:

Il mercato degli smartphone è super competitivo, e per crescere c’è bisogno di dedicarsi completamente alla realizzazione di dispositivi mobili. Ecco perché crediamo che Motorola starà meglio con Lenovo, che è il più grande (e con la crescita più veloce) produttore PC del mondo ed il cui business degli smartphone è in rapida crescita. Questa mossa permetterà a Google di dedicare le sue energie a guidare l’innovazione nell’ecosistema Android, a beneficio di tutti gli utenti di smartphone. Come nota a margine, questo non significa che cambieremo totalmente strategia per quanto riguarda la nostra attività nell’hardware. Le dinamiche e la maturità dei mercati dei dispositivi indossabili e della casa [intelligente], ad esempio, sono molto differenti rispetto a quelle dell’industria mobile. Siamo eccitati per le opportunità di costruire nuovi incredibili prodotti per gli utenti in questi ecosistemi emergenti.

Google non voleva dedicare tutti i suoi sforzi al mercato di smartphone e tablet, almeno non come produttore di hardware. Non è mai stato nel suo interesse. Di contro, invece, Lenovo aveva bisogno di un brand forte per sfondare fuori dalla Cina.

La società cinese ha una capacità produttiva immensa e crea ottimi prodotti, ma senza un brand riconosciuto e riconoscibile nel mondo mobile, la capacità produttiva è inutile.

L’intenzione dichiarata è diventare primo produttore mondiale, superando Apple e Samsung. Un’intenzione decisamente ambiziosa, ma non impossibile da realizzare. Lenovo è il terzo produttore al mondo e opera prevalentemente nel mercato più grande del mondo: la Cina. Con l’espansione verso l’Europa e gli Stati Uniti, una possibile quanto prevedibile spinta in India e la crescita dell’Africa, il produttore cinese potrebbe riuscire a superare i due contendenti più presto di quanto si pensi.

Non ultimo, c’è il fatto che l’acquisizione di Motorola aveva lasciato dubbi circa l’imparzialità di Google. Forse che Google avrebbe favorito Motorola con esclusive funzionalità di Android o con un  canale preferenziale per il rilascio delle future versioni di Android? L’inquietudine tra i produttori all’indomani dell’annuncio dell’acquisto è stata grande, anche se piano piano è stata smorzata dai fatti.

È difficile individuare tutti i perché di questa acquisizione. Personalmente ritengo che Google non avesse interesse ad entrare seriamente in un mercato che si sta avviando alla saturazione e che risulta decisamente difficile da affrontare, considerando che ci sono già leader ben stabiliti e le aziende in gioco sono decine. L’interesse di Google è per tutto ciò che è avanzato e futuristico. Per fare un paragone, Larry Page e Sergey Brin sono come due bambini appassionati di fantascienza che non solo sognano di andare nello spazio, ma si comprano la NASA e ci vanno. Forse un po’ iperbolico, ma rende bene l’idea.

Non è un caso che la sezione dispositivi avanzati di Motorola sia rimasta in Google. Se guardiamo le recenti acquisizioni notiamo anche Nest, Boston Dynamics e tanti altri piccoli pezzi che sono stati aggiunti al corollario di Google. Tutto fa capire che nei prossimi cinque anni vedremo diverse novità da Big G.

L’altra faccia della medaglia è che vedremo anche una rinascita del brand Motorola, in cui Lenovo pomperà soldi e risorse per avere successo anche in Occidente. È troppo presto per stabilire che sia un bene o un male, ma sicuramente un po’ di concorrenza in più non farà male.

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